Nutrizione e Salute

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Le intolleranze alimentari

Nutrizione e patologiePosted by Dott. Giacomo Leone Fri, March 17, 2017 16:19:47

Le intolleranze alimentari consistono in reazioni negative in risposta all’assunzione di alimenti e, a differenza di quanto avviene nelle allergie alimentari, esse non dipendono dalla stimolazione del sistema immunitario. Le intolleranze sono anche meno severe e si manifestano in modo graduale.

Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari:

1. Intolleranze enzimatiche, sono determinate dall'incapacità di metabolizzare alcune componenti dei prodotti alimentari. La più comune intolleranza enzimatica è quella al lattosio.

2. Intolleranze farmacologiche, si manifestano in soggetti che hanno una reattività particolare a determinate molecole presenti in alcuni cibi. In alcuni casi la reazione può essere dovuta ad alcuni additivi aggiunti agli alimenti.

Uno dei punti caldi di discussione nel panorama delle intolleranze, è quello della diagnosi. Infatti ad oggi esistono molti “test alternativi” privi di attendibilità scientifica ed efficacia clinica che vengono consigliati e sottoposti ai pazienti con il rischio concreto di suggerire comportamenti alimentari non consoni alla loro reale situazione.

Talvolta, ad esempio, simili test vengono accompagnati da diete drastiche che promettono di far perdere il peso in eccesso. Le persone che dimagriscono considerevolmente seguendo una dieta basata sulle severe restrizioni alimentari, identificate in modo erroneo o superficiale attraverso test e metodologie alternative, perdono peso soltanto perché viene loro imposta una alimentazione molto restrittiva in cui vengono quasi del tutto eliminati alcuni alimenti che nulla hanno a che fare con tali intolleranze.

L’ultimo punto che vorrei coprire con questo breve messaggio è: le intolleranze alimentari possono indurre un aumento del peso corporeo? Sulla base di quanto detto in precedenza, è logico pensare che non possa essere così: infatti, se gli alimenti vengono male assorbiti, le calorie apportate dal cibo stesso non saranno disponibili per l’organismo della persona interessata o lo saranno soltanto in parte, il che, lungi dal poter favorire un aumento del peso, potrebbe invece portare ad una perdita di peso.





Indice glicemico e carico glicemico

Nutrizione e patologiePosted by Dott. Giacomo Leone Mon, February 13, 2017 12:37:56

L’ indice glicemico e il carico glicemico sono due fattori legati tra loro, che se analizzati insieme forniscono delle indicazioni importanti utili a compiere scelte giuste da un punto di vista nutrizionale, in particolare riguardo la tipologia dei carboidrati che dovremmo consumare.

Che cos’è l’indice glicemico di un alimento?

L’indice glicemico è un parametro che permette la classificazione degli alimenti in base al loro effetto sul livello di glucosio nel sangue, la glicemia. Questo parametro si misura valutando il rapporto tra l’incremento della glicemia in seguito all’ingestione di un certo alimento, che contenga una quantità nota di carboidrati (50 gr), e quello conseguente l’assunzione della medesima quantità di glucosio, il cui indice glicemico viene convenzionalmente indicato con il valore di 100.

Sono state formulate varie tabelle di classificazione qualitativa dell’indice glicemico degli alimenti (elevato, intermedio e basso). Gli alimenti che fanno salire la glicemia rapidamente hanno un IG alto, quelli che la fanno salire in maniera graduale, invece, lo avranno basso.

Che cos’è il Carico Glicemico?

Il carico glicemico valuta l’effetto sulla glicemia di un alimento basandosi sulle quantità effettivamente consumate. Questo fattore tiene conto sia della quali degli zuccheri (indice glicemico) ma anche della loro quantità. Di conseguenza è un parametro più preciso rispetto all’indice glicemico.

L’effetto di un alimento sulla glicemia dipende dalla quantità del cibo assunta e da vari fattori che condizionano la velocità dell’assorbimento intestinale del glucosio e l’entità e velocità della risposta glicemica:

1. LA NATURA DEL CIBO CONTENENTE I GLUCIDI: l’impatto glicemico è, in linea di massima, più rapido e accentuato dopo l’ingestione dei glucidi semplici, più lento e meno accentuato dopo l’ingestione dei glucidi complessi, che richiedono un certo lavoro digestivo per essere trasformati in glucosio e vengono assorbiti meno velocemente.

2. LA COMPOSIZIONE DEI PASTI: i glucidi semplici sono assorbiti lentamente se vengono assunti alla fine di un pasto ricco di fibra vegetale, che rallenta lo svuotamento gastrico e l’assorbimento del glucosio.

3. METODO DI PREPARAZIONE DEGLI ALIMENTI: ad esempio una rapida cottura della pasta induce un più lento aumento della glicemia rispetto alla pasta cotta a lungo, che è meno compatta per cui l’amido viene più rapidamente demolito a glucosio inducendo una più pronta ed elevata risposta glicemica.

Quindi, in conclusione possiamo affermare di dover preferire pasti che abbiamo un carico glicemico basso e questo lo si può impostare sia attraverso una scelta qualitativa della fonte di carboidrati sia attraverso l’inserimento della fibra vegetale.








La giusta merenda per i più piccoli

Nutrizione e adolescenzaPosted by Dott. Giacomo Leone Wed, February 08, 2017 15:35:18

Quale merenda scegliere per i più piccoli? Nei supermercati possiamo trovare varie possibilità, molto spesso sono prodotti non proprio salutari. Troviamo alimenti che contengono zuccheri e grassi saturi in eccesso oppure coloranti e conservati.

Uno spuntino sano è fondamentale per distribuire l’energia durante tutto il corso della giornata, quindi gli alimenti che lo costituiscono devono essere scelti con intelligenza.

Molte mamme si chiedono come preparare uno spuntino sano per i propri figli. Vediamo alcuni consigli da poter seguire:

1. Scegliere spuntini con un apporto energetico non troppo elevato, infatti è sufficiente una piccola dose di energia tra un pasto e l’altro.

2. Scegliere sempre quello con il minor contenuto di grassi saturi.

3. Puntare su prodotti con il minor contenuto possibile di zuccheri semplici.

4. Utilizzare alimenti che contengono anche proteine di buona qualità, come del semplice pane, dello yogurt o della frutta secca.

5. Evitare l’utilizzo di bevande zuccherate.

6. Variare gli spuntini nei diversi giorni della settimana, la varietà è alla base di una alimentazione sana ed equilibrata.

Fare una merenda sana ed equilibrata può essere una soluzione importante soprattutto se trascorrono più di tre ore tra i pasti principali. Può essere utile anche se il bambino è in sovrappeso in modo da non rischiare di arrivare con troppa fame all’ora del pasto.






Alimentazione e diverticoli

Nutrizione e patologiePosted by Dott. Giacomo Leone Fri, February 03, 2017 14:31:50

Che cosa sono i diverticoli? Con questo termine si indica zone della parete intestinale che formano delle estroflessioni.

Cosa si intende per diverticolosi e diverticolite? Parliamo di diverticolosi quando nell’intestino sono presenti uno o più diverticoli. La maggior parte delle persone scopre di avere dei diverticoli in modo del tutto casuale, nel corso di indagini effettuate per altri motivi. Infatti, molto spesso la diverticolosi è asintomatica, oppure caratterizzata da sintomi aspecifici, come alterazioni dell’alvo. Per diverticolite invece si intende l’infiammazione dei diverticoli.

Un’alimentazione abitualmente povera di fibre vegetali aumenta la probabilità di formazione di diverticoli e viceversa un’alimentazione ricca di fibre la diminuisce perché la ridotta consistenza delle feci diminuisce la pressione sulla parete intestinale.

Vediamo più nello specifico la terapia alimentare:

la dieta ad alto residuo e l’abbondante assunzione di acqua, che riducono la stipsi e rendono più morbide le feci, sono utili per la prevenzione primaria e secondaria e per la terapia della diverticolosi.

Alcuni alimenti devono essere esclusi anche se ricchi di fibra, in quanto alcune loro parti possono fermarsi nei diverticoli: noci, popcorn, pomodori, cetrioli, uva, fichi e cibi troppo piccanti. Evitare l’assunzione di alcool e cibi particolarmente grassi.

Nella diverticolite lieve la dieta è a basso contenuto di fibre finché è presente l’infiammazione quindi si torna progressivamente alla dieta ad alto contenuto di fibre.






Alimentazione e colesterolo

Nutrizione e patologiePosted by Dott. Giacomo Leone Mon, January 30, 2017 11:38:37

Gli interventi dietetici sulle dislipidemie, più o meno importanti in base al carico globale individuale di rischio (gravità della dislipidemia, associazione di altri fattori di rischio) sono un aspetto fondamentale della strategia preventiva non farmacologica dell’aterosclerosi e delle sue manifestazioni e possono non raramente essere sufficienti per correggere una dislipidemia non grave e comunque consentono di ridurre l’impiego dei farmaci ipolipidemizzanti.

Diversi studi epidemiologici e sperimentali hanno dimostrato che livelli elevati di colesterolo nel sangue dipendono sia dalla qualità degli alimenti consumati che dall’apporto totale di colesterolo contenuto nei cibi. L’abolizione del fumo e passeggiate lunghe sono altri fattori importantissimi che concorrono alla regolazione dei grassi del sangue. Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana. L’attività fisica aumenta il colesterolo "buono" a scapito di quello cattivo. La scelta va sempre effettuata nell'ambito degli sport con caratteristiche aerobiche, moderata intensità e lunga durata.

Vediamo ora alcune raccomandazioni nutrizionali da seguire:

1. Scegliere alimenti con un basso contenuto di grassi saturi e colesterolo

2. Scegliere alimenti con un contenuto di zuccheri semplici basso

3. Preparare gli alimenti senza utilizzo di grassi. Utilizzare metodi di cottura come la bollitura, cottura al vapore, microonde e utilizzo della cottura con la piastra.

4. Alimenti su cui porre maggiore attenzione: grassi animali, pane confezionato, insaccati, maionese, alcolici, formaggi.

5. Incremento dell’introito di cereali integrali

6. Aumento del consumo di legumi

7. Aumento del consumo di pesce (almeno due o tre volte a settimana)

8. Consumare almeno 3 porzioni di verdura tutti i giorni.

Concludendo, in caso di sovrappeso eliminare i chili di troppo e normalizzare la circonferenza addominale, indicatore della quantità di grasso depositata a livello viscerale, principalmente correlata al rischio cardiovascolare.






Alimentazione degli adolescenti

Nutrizione e adolescenzaPosted by Dott. Giacomo Leone Wed, January 25, 2017 12:17:17


In questi ultimi anni è andato accentuandosi il problema dell’aumento del peso negli adolescenti sia di sesso maschile che femminile. Vari studi epidemiologici hanno messo in luce che tra la popolazione in età adolescenziale la situazione di sovrappeso è del 36% dei quali il 12% è obeso.

La restrizione calorica deve essere sempre moderata e con un apporto proteico ottimale in modo che non vi siano impedimenti alla sintesi proteica e pertanto all’accrescimento.

Molto spesso è sufficiente evitare ulteriori aumenti di peso in quanto lo stesso accrescimento staturale riporta il soggetto ad un normale peso/statura.

Ciò non toglie che sia opportuno un dimagrimento iniziale. Inoltre non bisogna mai dimenticare di incrementare il dispendio energetico attraverso una sana attività sportiva, magari all’aperto!

In tutti i soggetti, ma in particolare nei giovani, è necessario prescrivere alimenti per loro gratificanti, dare consigli per quando escono con gli amici e fare in modo che la dieta non sia punitiva ma anzi che soddisfi i loro gusti.

L’adolescenza è il periodo di maggior sviluppo fisico ed emozionale. L’educazione nutrizionale pertanto riveste un ruolo molto importante in tale età per fornire le basi di una corretta alimentazione. Questo percorso deve essere impostato, più che alla prescrizione di tabelle dietetiche, a stimolare comportamenti autonomi e corretti, per questo motivo si preferisce impostare un piano alimentare in cui lavorare soprattutto sulla qualità degli alimenti e dei pasti e non tanto sulla grammatura dei singoli alimenti.





L’importanza dell’attività fisica nel dimagrimento

Nutrizione e sportPosted by Dott. Giacomo Leone Fri, January 20, 2017 12:33:00

Molte persone seguono una dieta. Scommetto che molti di noi lo hanno fatto almeno una volta nella vita e a volte, anche in modo molto restrittivo pensando che mangiare poco fosse una buona soluzione per perdere peso. Beh, sbagliato. Vediamo perché. Per dimagrire occorre una corretta alimentazione e fare attività fisica. Le persone che sono in sovrappeso o obese, e che hanno la volontà di dimagrire e migliorare il loro stato di salute, hanno bisogno di lavorare su due aspetti principali: alimentazione e attività fisica. La chiave sta nel personalizzarle entrambe servendosi, preferibilmente, dell’aiuto di un professionista.

Quando si seguono diete eccessivamente restrittive o sbilanciate nella distribuzione di macronutrienti, aggiungendo un non adeguato programma di attività fisica, esiste il rischio concreto di perdere massa magra. Questa scenario causa inevitabilmente la diminuzione del metabolismo basale. Si arriva ben presto ad una situazione in cui in seguito alla diminuzione di massa magra, si avrà un metabolismo più lento, non più sollecitato come quando l’organismo aveva una componente di massa magra più alta. Nei momenti immediatamente successivi alla fine della dieta restrittiva, ovvero quando si tornerà a mangiare “normalmente”, si saranno create le condizioni che causeranno un veloce aumento di peso indotto da un metabolismo ormai più lento. In breve quindi, le diete drastiche sono la prima causa delle oscillazioni ponderali caratterizzate da rapido calo ed altrettanto rapido recupero del peso. Vanno evitate.

Prima di focalizzare l’attenzione su quale e quanta attività fisica dobbiamo fare, andiamo a vedere le componenti del dispendio energetico in un soggetto adulto. La spesa energetica totale giornaliera può essere suddivisa in tre componenti principali: il metabolismo basale, la termogenesi dieto-indotta e la termogenesi indotta dall’attività fisica. Il metabolismo basale rappresenta il minimo dispendio energetico misurabile mentre il soggetto è in stato di veglia. La termogenesi indotta dalla dieta è definita come l’aumento della spesa energetica basale in risposta all’assunzione di un pasto. In un individuo medio, che abbia un’alimentazione normale, la termogenesi dieto-indotta si aggira attorno al 10% del dispendio energetico totale giornaliero. Il costo energetico dell’attività fisica rappresenta la spesa energetica necessaria per compiere qualunque tipo di attività fisica. La sua entità è determinata dal tipo, dalla durata e dall’intensità del lavoro eseguito. L’attività fisica, dunque, provoca un notevole aumento del dispendio energetico.

Un aumento del dispendio energetico ci permette, durante il percorso di dimagrimento, di non dover affrontare diete troppo restrittive. Durante il mantenimento è utile, invece, utilizzarla come strumento di compensazione per le giornate in cui si mangia “qualcosa di troppo”.

Quindi, quale tipologia di attività fisica dobbiamo considerare?

L’attività fisica più idonea a bruciare grassi è quella aerobica (ne è un esempio la corsa) praticata ad intensità moderata. Estremamente importante è anche l’attività fisica anaerobica che permette di aumentare la massa muscolare (la massa magra di cui abbiamo parlato poc’anzi) e di conseguenza alzare il metabolismo basale.

Infine, quanta attività fisica fare?

Oltre all’intensità è importante la regolarità dell’allenamento. Secondo le linee guida della SIO (Società Italiana Obesità) e ADI (Associazione Italiana Dietetica) nelle persone adulte, per prevenire l’aumento di peso, oltre alla dieta bilanciata, sono raccomandati almeno 2-3 ore a settimana di attività fisica aerobica d’intensità moderata. Per i soggetti in sovrappeso e obesi sottoposti ad una dieta bilanciata, si è osservato che i benefici a livello di perdita di peso aumentano significativamente all’aumentare del tempo riservato all’attività fisica.






Alimentazione e Diabete

Nutrizione e patologiePosted by Dott. Giacomo Leone Wed, January 18, 2017 07:42:06

Il diabete è una patologia molto diffusa dovuta ad una carenza parziale o assoluta dell’insulina, che viene prodotta dal pancreas. La funzione principale di questo ormone è quella di regolare il livello del glucosio nel sangue, cioè la glicemia. La carenza di questo ormone, dunque, causa un’alterazione del metabolismo del glucosio. Possiamo distinguere una forma di diabete mellito insulino-dipendente che necessita di trattamento con insulina (diabete di tipo 1) e una forma di diabete mellito non insulino-dipendente (diabete di tipo 2). Qualunque sia la forma di diabete, la dieta rappresenta sempre uno dei punti cardini della terapia.
Il cambiamento dello stile di vita, dieta e attività fisica sono indispensabili per il controllo metabolico del paziente.

Tra i fattori che possono favorire l’insorgenza del diabete abbiamo l’obesità, soprattutto l’accumulo di grasso a livello addominale, e un’alimentazione sbilanciata, in cui abbondano grassi saturi e zuccheri semplici.

Andiamo, ora, ad analizzare alcune raccomandazioni nutrizionali utili nella gestione e nella prevenzione del diabete:

  • Diminuire il consumo di zuccheri semplici.
  • Ridurre il consumo di grassi saturi.
  • Incrementare il consumo di fibra (aumento dell'introito di verdura).
  • Consumare pasti completi (carboidrati + proteine + verdura +frutta) a pranzo e cena.
  • Suddividere equamente, nei pasti principali, la quota totale di carboidrati (colazione, pranzo e cena).

L’apporto calorico della dieta deve essere adeguato al fine di soddisfare le necessità energetiche del paziente, dieta normocalorica, in modo tale da poter impostare un mantenimento del peso ideale. In caso di sovrappeso od obesità è, invece, necessario seguire un piano alimentare ipocalorico.

Concludo con il concetto più importante, una sana e corretta alimentazione non serve solo per il dimagrimento, ma è indispensabile per la prevenzione di molte patologie, tra cui il diabete. Affidatevi a professionisti del settore e non a diete social o fai da te che sono solo deleterie per il nostro organismo!